La secchezza vaginale non è un disturbo della menopausa soltanto. La vediamo in donne di trent’anni in pillola, dopo un parto e durante l’allattamento, in chi assume antistaminici o antidepressivi, e in forma più marcata in chi ha fatto chemioterapia o terapia antiormonale per un tumore della mammella. Cambia la causa, cambia la risposta alla terapia: è la prima cosa da stabilire, prima di comprare qualsiasi prodotto.
Secchezza da estrogeni bassi e secchezza da tutto il resto
Quando mancano gli estrogeni la mucosa si assottiglia davvero: l’epitelio perde strati, il pH sale sopra 5, la flora lattobacillare si rarefa. È la sindrome genitourinaria della menopausa, e si riconosce perché ai sintomi sessuali si aggiungono bruciore a riposo, urgenza urinaria e cistiti ricorrenti. Qui i lubrificanti fanno da tampone ma non modificano il tessuto.
Quando invece gli estrogeni sono normali — pillola, allattamento, farmaci che seccano le mucose, dermatiti vulvari, eccesso di detergenti — il tessuto è integro e il problema è funzionale. Qui togliere la causa risolve più di qualunque terapia aggiunta, e l’estrogeno locale sarebbe un colpo a vuoto.
Distinguere i due casi costa una visita e, quando serve, un pH vaginale e un tampone: non richiede esami ormonali nella maggior parte delle donne.
I prodotti: che cosa fa ciascuno, davvero
I lubrificanti agiscono solo durante il rapporto. Quelli a base acquosa sono i più sicuri con il preservativo; quelli siliconici durano di più ma rovinano i dilatatori e i sex toys in silicone. Vanno evitate le formulazioni molto zuccherine (glicerina in alta percentuale) in chi ha candidosi ricorrenti, e quelle con osmolalità molto elevata, che disidratano ulteriormente l’epitelio.
Gli idratanti vaginali a base di acido ialuronico o policarbofil si usano a giorni alterni indipendentemente dai rapporti e lavorano sul contenuto d’acqua del tessuto. Danno un miglioramento reale in due o tre settimane, e sono la prima scelta quando l’estrogeno è controindicato o non voluto.
Gli estrogeni locali a basso dosaggio (estriolo, promestriene, estradiolo in compresse vaginali) sono l’unica terapia che riporta l’epitelio verso la condizione precedente. L’assorbimento sistemico è trascurabile ai dosaggi attuali, e questo è il punto che quasi nessuno spiega bene: non si tratta della terapia ormonale sostitutiva per bocca, e il profilo di rischio è diverso. In chi ha avuto un tumore ormonosensibile la decisione resta condivisa con l’oncologo.
Il laser: quando ha senso e quando no
Il laser frazionato CO2 stimola la produzione di collagene nella mucosa e migliora trofismo e lubrificazione senza ormoni. Ha senso in tre situazioni: estrogeni locali controindicati, estrogeni locali già usati con risposta parziale, rifiuto motivato della terapia ormonale. Non ha senso come primo passo in una donna che non ha ancora provato un idratante, e non sostituisce la terapia nelle forme da farmaci o da dermatite vulvare, dove il problema non è il collagene.
Il ciclo standard è di tre sedute a distanza di quattro-sei settimane, ambulatoriali e senza anestesia; il beneficio si mantiene mediamente dodici-diciotto mesi e poi richiede un richiamo. È un dato che conviene conoscere prima: chi lo presenta come definitivo sta semplificando.
Gli errori che vediamo più spesso
Il primo è lavarsi di più. La secchezza dà una sensazione di “non pulito” e la reazione istintiva è aumentare i lavaggi con detergenti intimi aggressivi: il risultato è una mucosa ancora più povera di lipidi. Il secondo è trattare come candidosi ogni bruciore: dopo la menopausa il prurito con pH alto quasi mai è candida, e l’antimicotico ripetuto peggiora l’irritazione. Il terzo è interrompere l’estrogeno locale dopo tre settimane perché “non fa niente”: il tessuto risponde in sei-otto settimane, non prima.
Quando non è secchezza
Un bruciore che non migliora con nessun idratante, una vulva che fa male al solo contatto dei vestiti o una lesione biancastra che si estende non sono secchezza. Il lichen scleroso, la vulvodinia e le dermatiti vulvari hanno terapie proprie e, nel caso del lichen, un controllo nel tempo che non va saltato. Se il sintomo principale è il dolore al rapporto più che la mancanza di lubrificazione, la pagina giusta è quella sul dolore durante i rapporti.
Come procediamo al centro
La visita comprende l’ispezione vulvare, il pH vaginale e, quando il quadro lo richiede, il tampone eseguito nel laboratorio interno. Da lì si sceglie: togliere una causa, iniziare un idratante, aggiungere l’estrogeno locale o valutare il laser. Il controllo si fissa a otto settimane, che è il tempo in cui si capisce se la terapia funziona. Per prenotare: 055 470521, oppure la pagina contatti. Il percorso rientra nelle attività del centro donna ed è seguito dalla Dr.ssa Sandra Pellegrini.
Domande frequenti
Gli estrogeni locali fanno ingrassare o aumentano il rischio oncologico?
Ai dosaggi vaginali attuali l’assorbimento nel sangue è minimo e gli effetti sistemici della terapia orale non si applicano. Nelle donne con storia di tumore ormonosensibile la scelta si fa insieme all’oncologo, caso per caso.
Posso usare olio di cocco o olio d’oliva?
Come lubrificante occasionale sì, ma gli oli danneggiano il lattice del preservativo e in alcune donne favoriscono le vaginosi. Non idratano il tessuto: restano in superficie.
La secchezza in allattamento passa da sola?
Di norma sì, quando la prolattina scende e riprendono i cicli. Nel frattempo un idratante e un lubrificante risolvono il sintomo senza bisogno di ormoni.
Il laser si può fare se prendo già l’estrogeno locale?
Sì, le due cose non si escludono e nelle risposte parziali vengono spesso associate. Il laser non sostituisce l’estrogeno né viceversa.